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Disturbi dell’Alimentazione



Tre milioni di persone in Italia sono colpite direttamente da anoressia, bulimia e disordini alimentari; il 5% della popolazione soffre di disturbi alimentari; 7,5 milioni sono le persone coinvolte a livello familiare con tali patologie; 14-35 anni è la fascia di età più colpita ma i disturbi possono manifestarsi anche in fasce di età più giovane e oltre i 40 anni; 92% di chi chiede aiuto è donna.

Nella nostra cultura si riscontra una grande attenzione nei confronti del cibo, i ristoranti abbondano e non c’è canale televisivo che non abbia il suo programma o la sua rubrica dedicata alla preparazione di prelibati gourmet. Contemporaneamente però, molte persone soffrono di obesità; le diete dimagranti sono all’ordine del giorno e rappresentano un giro d’affari enorme. Visto questo interesse per il cibo e l’alimentazione, non è sorprendente che tale aspetto del comportamento umano dsia soggetto a svariati disturbi.


Anoressia nervosa

Il termine anoressia si riferisce alla perdita di appetito, mentre nervosa indica le motivazioni emozionali del disturbo. Il termine anoressia è per lo più inappropriato in quanto molti soggetti anoressici non perdono appetito o intresse per il cibo. Anzi mentre digiunano, molti di loro manifestano una sorta di ossessione per il cibo; arrivano perfino a leggere continuamnete libri di cucina e a preparare manicaretti per la loro famiglia.

Da un punto di vista psicodinamico M. Selvini Palazzoli scrive che “il cibo non è per le anoressiche affatto negativo come cosa in sé, […] ma è amabile, desiderabile, interessante, importante, continuamente presente allo spirito […]. È l’atto di cibarsi che è divenuto angoscioso e pericoloso. Nessuna azione, neppure un delitto, assume per l’anoressica un significato di auto-degradazione e sconfitta quanto il satollarsi”. (1981, p. 83-84).

Quattro sono i criteri diagnostici per l’anoressia nervosa:
  • Peso corporeo inferiore all’85% del peso normale per età e statura
  • Intensa paura d’ingrassare che non si attenua neppure col forte dimagrimento
  • Percezione distorta del proprio corpo
  • Nei soggetti di sesso femminile lo stato di emaciazione estrema causa spesso amenorrea (interruzione del ciclo mestruale)
Il D.S.M. IV distingue due tipologie di anoressia nervosa, una definita come sottotipo con restrizioni dove il decremento ponderale è dovuto a restrizioni alimentari; l’altra chiamata sottotipo con abbuffate/condotte di eliminazione in cui il paziente fa seguire a grandi abbuffate condotte di tipo eliminatorio come procurarsi il vomito o prendere forti quantità di lassativi.
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Bulimia nervosa

Bulimia è un termine di origine greca che significa “fame da bue”. Questa patologia è definibile come un impulso irresistibile al cibo a cui il soggetto risponde con una sovralimentazione continua che può portare all’obesità. Le abbuffate (o crisi bulimiche) avvengono generalmente in solitudine, possono essere indotte da stress e dalle emozioni negative che esso suscita. Tipicamente i soggetti si vergognano di queste condotte e tendono a nascondere questa abitudine. Quando si conclude l’abbuffata un pervasivo senso di disagio, ansia e disgusto conduce alla condotta di eliminazione. I soggetti molto spesso provocano il vomito inserendosi le dita in gola, ma ben presto riescono a vomitare a comando. Come per l’anoressia nervosa, anche i soggetti bulimici hanno paura di aumentare di peso e la loro autostima dipende fortemente dal mantenimento del peso corporeo normale. Non si può diagnosticare una bulimia nervosa se c’è un pesante calo ponderale, in questo caso si tratterebbe appunto di anoressia del sottotipo con abbuffate/condotte di eliminazione.
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Disturbo da alimentazione incontrollata

Questo disturbo comprende abbuffate ricorrenti, perdita di controllo durante l’episodio di abbuffata e sensazione di disagio nei confronti del comportamento patologico, nonché altre caratteristiche quali un ingestione rapida e in solitudine. Si distingue dalla anoressia per l’assenza di decremento ponderale e dalla bulimia per l’assenza di condotte di eliminazione.

La stima sui dati d’incidenza non è di facile compilazione in quanto sono compresi tra questi i pazienti affetti da obesità; si calcola che tra questi ultimi una percentuale compresa tra il 20 e il 30% soffra di disturbo da alimentazione incontrollata. Il disturbo colpisce maggiormente il sesso femminile, con un rapporto di 3 a 2. L’insorgenza del comportamento incontrollato avviene con maggior frequenza nella tarda adolescenza e dopo la terza decade; dopo i trent’anni mantiene un andamento costante fino ai 55 anni e poi si assiste una flessione netta nella senescenza.

Questo tipo di pazienti, quando riescono a rivolgersi ad uno specialista, appaiono realmente preoccupati e vogliosi di recuperare lo stato di salute. Molti di loro vivono nell’afflizione di non poter controllare l’impulso a mangiare. Per questi soggetti il cibo è il compagno costante di tutta la giornata, è un continuo “spuntino” inframezzato da episodi di abbuffata.

Il disturbo da alimentazione incontrollata è spesso collegato a compromissione del funzionamento lavorativo e sociale, a depressione, ad abuso di sostanze e a preoccupazione eccessiva per la forma del corpo.
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